COME SI DIVENTA TRADUTTORI LETTERARI?
(ah, saperlo, saperlo!)
 

È una domanda che riaffiora ciclicamente in lista, ogni volta che un nuovo iscritto si presenta.
Qui di seguito sono riuniti alcuni consigli offerti al riguardo dai membri di Biblit, cui va un ringraziamento speciale.
È bene sottolineare che non esiste una regola aurea: quello che ha avuto successo in un caso potrebbe non avere la stessa riuscita in un altro. Ad ogni modo, si tratta di spunti interessanti, nati dall'esperienza di traduttori di diversa formazione e specializzazione.
Questa sezione ospita anche il resoconto diretto di alcune esperienze professionali.
 

  • Non occorre essere in possesso di una laurea. Molti traduttori provengono da scuole ed esperienze professionali completamente diverse. Certamente, è indispensabile un'ottima conoscenza sia della lingua di partenza sia di quella di arrivo. Una conoscenza che si presuppone estesa anche alla letteratura, alla cultura, alla società, alla storia e alle varie problematiche associate alle lingue scelte, in particolare per quanto riguarda la lingua 'straniera'.

  • Frequentare un buon corso di formazione/specializzazione sulla traduzione letteraria è senz'altro un'ottima chiave di accesso.  Oltre a essere una valida palestra per quanto riguarda la traduzione in sé, un corso spesso offre l'occasione di entrare in contatto con persone addentro al mondo editoriale. Per molti traduttori le prime collaborazioni sono nate proprio in questo modo. Per orientarsi nella scelta, si tenga presente che in genere offrono maggiore garanzia i corsi che rientrano in un programma stabile di formazione continua e che vengono tenuti ogni anno. 
    Puoi trovare un elenco di corsi di traduzione nell'Agenda di Biblit.

  • Frequentare convegni, saloni del libro, fiere, mostre, insomma farsi vedere e conoscere in tutti quei posti in cui c'è un'alta concentrazione di editori e addetti ai lavori. Numerose manifestazioni di interesse per i traduttori sono segnalate nell'Agenda di Biblit. Non dimenticare di portarti dietro un buon numero di CV da distribuire.
     

  • Presentare una proposta editoriale inedita ha più possibilità di suscitare interesse e stabilire un rapporto di lavoro rispetto al semplice invio di un CV. Condizione essenziale è che i diritti del testo che si desidera proporre siano ancora negoziabili. Altra condizione essenziale è scegliere con cura le case editrici cui inviare la proposta in base alla loro linea editoriale e non sparare nel mucchio.
     

  • La  maggioranza dei traduttori iscritti a Biblit ha iniziato la propria carriera grazie ai contatti e non all'invio di un curriculum.
    Se si preferisce seguire la strada tradizionale, prima di inviare il proprio curriculum, telefonare alla casa editrice prescelta e farsi segnalare un nominativo cui rivolgersi (armarsi di santa pazienza e perseveranza, spesso chi risponde non è proprio una mammola). Sconsigliato scrivere alla cieca. Consigliabile proporsi per un test di traduzione.
    Leggi alcuni suggerimenti su come compilare un CV in inglese e in italiano.

  • Come fare per sapere se il testo che si desidera proporre è già stato tradotto o è in fase di traduzione?
    Un ottimo punto di partenza è fare una ricerca approfondita nel Catalogo unico delle Biblioteche Italiane. Se il libro è già stato tradotto è molto probabile che il titolo italiano salti fuori lì. Una alternativa potrebbe essere consultare in una qualsiasi libreria oppure su Internet il catalogo dei libri in commercio. Questo, tuttavia, consente di conoscere solo i titoli disponibili al momento (il testo potrebbe essere stato tradotto anni prima ed essere ormai fuori stampa).
     Una volta appurata l'informazione, si aprono due possibilità:

    • il libro è fuori diritti (ovvero l'autore è morto da più di 70 anni oppure, nel solo caso di opera postuma, il libro è stato pubblicato da più di 70
      anni). In questo caso, è praticamente impossibile sapere se sia già in traduzione e l'unica strada è rischiare. Comunque, è sempre consigliabile trovare prima l'editore, magari con un capitolo di prova, e poi tradurre.

    • il libro è di un autore contemporaneo. La cosa migliore è contattare la casa editrice del testo originale e chiedere se i diritti del libro sono stati venduti. In caso di risposta affermativa, è molto probabile che il testo sia già stato assegnato a un traduttore. Comunque, si può tentare di contattare la casa editrice che ha acquistato i diritti e proporsi per il lavoro. Non si sa mai...  

  • Nel caso in cui si voglia proporre un testo, quanta parte della traduzione inviare alla casa editrice? Anche qui i pareri variano. Il primo capitolo (se non è lunghissimo) o qualche brano significativo possono andare bene. Inviare tutta la traduzione può essere azzardato e depositare il proprio lavoro alla SIAE prima di inviarlo non mette al riparo da ogni rischio.

  • Qual è la lunghezza accettabile di una prova di traduzione? Secondo un sondaggio effettuato dal traduttore Simon Turner, le prove, che possono essere retribuite o non retribuite, vanno da un minimo di 8.000 - 10.000 battute a un massimo di  30.000 - 40.000 battute (se il lavoro in ballo è particolarmente corposo). La media, comunque, si attesta intorno alle 15.000 - 22.000 battute. Anche le traduzioni di saggistica non si discostano molto da queste cifre. Ecco, inoltre, alcune osservazioni scaturite dal sondaggio:

    • prima di accettare la lunghezza "massima", bisogna essere certi che il cliente sia in buona fede e che non intenda usare la prova solo per farsi fare una traduzione non pagata;

    • nella maggior parte dei casi, il cliente accetterà una prova di lunghezza "minima" o "'media". Se va oltre, conviene chiedere il perché;

    • a meno che non sia per un progetto specifico, è ragionevole per un cliente chiedere di svolgere una prova in un determinato lasso di tempo da lui stabilito, come è ragionevole per il traduttore poter decidere quando cominciare;

    • è normale chiedere al traduttore di fare la parte iniziale di un lavoro (il primo capitolo di un libro, ad esempio) oppure, per un testo molto variegato, alcuni brani scelti da varie parti dell'opera.

     

  • Attenzione al contratto! Ti potrebbero proporre di essere pagato esclusivamente con una percentuale sulle vendite (royalties). Sappi che, a meno che il tuo titolo non sia un best-seller, potresti ritrovarti con pochi spiccioli in tasca. In genere, l'editore che offre questa forma di pagamento sa già in partenza che il titolo non avrà un successo strepitoso. Pubblicare gratis (o quasi) può andare bene per rompere il ghiaccio e inserire qualche titolo nel CV, ma non è certo una politica valida.
    Il compenso per le traduzioni viene calcolato dalla stragrande maggioranza degli editori in cartelle da 2.000 battute. 
    Altri punti importanti su cui fare attenzione:

    • Non accettare clausole che prevedano il pagamento del compenso pattuito (o anche solo di parte del compenso) alla pubblicazione del volume. Intanto perché la pubblicazione potrebbe tardare per scelta dell'editore indipendentemente dalla volontà del traduttore. E poi perché l'editore, per motivi suoi, potrebbe decidere di non pubblicare il volume: è capitato che in questo caso fosse accampata la scusa: 'niente pubblicazione, niente compenso' come da contratto. In realtà, si tratta di un 'patto leonino' e probabilmente in giudizio il traduttore otterrebbe il pagamento. Ma perché imbarcarsi in una causa?
      Il pagamento dovrebbe essere alla consegna (o all'approvazione della traduzione purché entro tot giorni dalla consegna, salvo rifiuto motivato). Naturalmente il traduttore può chiedere (e talora ottenere) anticipi di pagamento (alla firma o in relazione all'avanzamento o a date prefissate).

    • Se si pattuisce che il pagamento sia tramite royalties invece che tramite una somma prefissata, chiedere e cercare di ottenere un anticipo non restituibile sulle royalties stesse, da pagarsi alla firma del contratto o alla consegna della traduzione.
      Il pagamento tramite royalties è abbastanza comune per le opere fuori diritti, soprattutto i classici, in cui la qualità della traduzione può determinare il successo dell'edizione dell'editore A rispetto a quella dell'editore B.  Meno comune ma certo non vietato nel caso di opere protette (sotto diritti). Ovviamente l'entità dell'anticipo dà una misura del grado di confidenza dell'editore sul successo della traduzione. E comunque è un minimo garantito per il traduttore.

    • Capita abbastanza spesso che la redazione chieda di iniziare la traduzione in attesa dell'invio del contratto che deve essere firmato da altra persona. Si può accettare o meno a seconda del proprio grado di fiducia nel mondo, o comunque nell'interlocutore.
      In ogni caso, prima di iniziare un lungo lavoro e in attesa del contratto, si consiglia almeno di fissare i termini dell'accordo in uno scambio di e-mail in cui siano riepilogate le condizioni stabilite verbalmente (compenso netto o lordo a cartella di tot battute; consegna entro il ..., pagamento il ....).

    Per saperne di più su contratto di edizione, cartelle e tariffe, consulta La Bacheca legale, dove puoi trovare alcuni esempi di contratti reali. Per una panoramica sulle tariffe attualmente offerte dagli editori italiani, consulta la nostra Inchiesta sulle Tariffe. Se desideri avere un'idea generale delle tariffe praticate in Italia e all'estero anche per le traduzioni tecniche, dai un'occhiata al Tariffometro

    Per altre informazioni utili sulla professione di traduttore letterario, clicca qui

     



Ecco alcune testimonianze dirette, raccolte su Biblit. Leggi un dibattito nato su Biblit intorno a questo argomento. Altri spunti interessanti in proposito sono offerti dalle interviste a vari traduttori affermati pubblicate nell'Edicola di Biblit.

"Mi ripeto sempre più spesso che, dovessi incominciare oggi a tradurre, sarei esclusa in partenza: senza laurea, senza conoscenze, con una lingua, l'inglese, che ormai conoscono tutti... Ma quando ho incominciato, nel '69, non moltissime persone che non fossero famosi studiosi avevano vissuto in Inghilterra, leggevano assiduamente libri e riviste inglesi e americane e consideravano il mondo anglosassone la propria vera patria. 

Ma non sarebbe bastato, naturalmente, neanche allora, per ottenere traduzioni: ho avuto il mio primo libro perché un mio amico ed ex collega aveva inventato una collana di socio-pedagogia. Un altro libro importante, e per una casa editrice famosa, l'ho avuto grazie a una vicina di casa psichiatra: è stato un bel lavoro, facevamo un saggio per ciascuno, poi ce li discutevamo a vicenda; e lei mi pagava subito, per cui se avevo bisogno di soldi, bastava che le consegnassi un capitolo (io vivevo alla giornata); ed è stata così corretta da far mettere il mio nome insieme al suo. 

Questi rapporti però non avvenivano al bar, e se il mio lavoro non fosse stato soddisfacente non sarebbero continuati: dunque hanno contato il clima dei tempi, la mia passione, la mia correttezza e competenza e anche un bel po' di fortuna. 

Ho però sempre fatto le mie brave prove di traduzione. Quanto al CV, mi sono preoccupata di stilarlo solo qualche anno fa, per un premio. Non so quanto peso il CV possa avere: mesi fa, pensando che avrei fatto bene ad ampliare i miei contatti (ormai sono limitati a un paio di case editrici), ho provveduto a inviarlo ad alcune redazioni e non ho ricevuto risposta, esattamente come i cosiddetti 'giovani'. 

Quanto a come imparare, per me sono stati fondamentali i riscontri con i revisori. In mancanza di revisori in carne e ossa, me li creo in questo modo: ogni tanto prendo una buona traduzione e la studio con il testo a fronte, prendendo appunti, trascrivendo le soluzioni in un apposito glossarietto."

(Adriana B.)

"La mia 'carriera' ancora breve di traduttore letterario è iniziata proprio accettando un lavoro proposto alla fine di un corso di perfezionamento, a metà del compenso.
L'altra metà andava all'insegnante che si occupava di revisionare e garantire il mio lavoro. Avendo visto che avevo, secondo lei, le capacità per diventare del mestiere ha fatto il mio nome all'editore. Questo, fidandosi del suo buon giudizio, mi ha affidato un altro lavoro (che prima di consegnare ho comunque fatto leggere alla mia ex insegnante). 

Dopo di che ho cominciato a camminare con le mie gambe e non ho più smesso. Quindi, posso dire, in base alla mia esperienza, che a volte vale la pena accettare qualche compromesso e allo stesso tempo sono dell'opinione che i traduttori più affermati (o comunque quelli che già godono della stima di un editore) possono fare qualcosa per 'tirare su' le nuove leve. Una loro parola a volte può valere di più di un curriculum."

(Lucia F.) 

 

Più o meno due anni fa, decisa contro ogni logica a intraprendere questa strada, ho iniziato a spedire il mio curriculum praticamente a tutti i piccoli e medi editori d'Italia. Inutile dire che non ho ricevuto risposte, nemmeno una. Allora, imputavo la cosa alla "povertà" del mio CV, ma oggi col senno di poi capisco che non era l'approccio migliore.

Seguendo i consigli degli "anziani", ho inaugurato una nuova strategia: quella delle proposte editoriali. Ho iniziato a ricevere risposte, ho iniziato a intrattenere i miei primi contatti proprio in questo modo. Anche se, alla fine, nessuno di quei libri è andato in porto.

Uno di quegli editori, però, mi ha ricontattata dopo qualche tempo, dicendomi che aveva apprezzato la presentazione e la traduzione delle prime pagine di un romanzo che gli avevo proposto, chiedendomi se avessi voglia di tradurre un libro di cui aveva appena acquisito i diritti. E così ho cominciato.

In mezzo, ci sono state alcune delusioni cocenti, però. Una delle mie proposte, per esempio, era piaciuta molto a un editore che aveva iniziato le trattative per acquisirne i diritti, solo che il libro è poi stato comprato da altri. Un editore mi ha contattata perché era interessato a un romanzo di una "mia" autrice, ma adesso quel romanzo lo sta traducendo un'altra persona.

 Oggi, col senno di poi e con la mia prima traduzione in uscita e la seconda in dirittura d'arrivo, sapendo che poi ce n'è un'altra ad attendermi, nell'attesa di definire le trattative per altri libri, mi rendo conto di essere stata molto fortunata. Penso che in giro, anche tra i giovani e gli "inesperti", ci siano traduttori più bravi e talentuosi di me che, probabilmente, meriterebbero un'opportunità. Ma penso anche che i colpi di fortuna non arrivino così, per caso. Ci vuole molta tenacia (ed è difficile, perché il percorso è tortuoso, lungo e si rischia spesso di abbattersi e mollare), ma  soprattutto, e forse è questo che è cambiato rispetto ad alcuni anni fa, quando gli "anziani" di oggi muovevano i primi passi in questo mondo, bisogna essere flessibili, poliedrici. Intendo dire che oggi un traduttore alle prime armi deve imparare a essere qualcosa di più che un traduttore: più di tutto, deve conoscere bene il mercato editoriale della lingua di partenza e della lingua d'arrivo, deve sapere quali libri sono adatti potenzialmente- per un editore e quali per un altro.

(Chiara M.)
 

A questo punto, non resta che augurarti in bocca al lupo!