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Per diventare traduttore letterario è necessaria
una laurea?
Molti traduttori provengono da scuole ed esperienze
professionali completamente diverse. Quel che è davvero
indispensabile è un'ottima conoscenza sia della lingua di partenza
sia di quella di arrivo. Una conoscenza che si presuppone estesa
anche alla letteratura, alla cultura, alla società, alla storia e
alle varie problematiche associate alle lingue scelte, in
particolare per quanto riguarda la lingua 'straniera'.
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Quanto è
utile frequentare un corso di formazione?
Frequentare un corso di formazione sulla traduzione
letteraria è senz'altro un'ottima chiave di accesso. Oltre a
essere una valida palestra per quanto riguarda la traduzione in sé,
un corso spesso offre l'occasione di entrare in contatto con persone
addentro al mondo editoriale. Per molti traduttori le prime
collaborazioni sono nate proprio in questo modo. Per orientarsi
nella scelta, si tenga presente che in genere offrono maggiore
garanzia i corsi che rientrano in un programma stabile di formazione
continua e che vengono tenuti ogni anno.
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Come stabilire i primi contatti con gli editori?
Frequentare convegni, saloni del libro, fiere, mostre.
Insomma farsi vedere e conoscere in tutti quei posti in cui c'è
un'alta concentrazione di editori e addetti ai lavori.
Presentare una proposta editoriale inedita. Condizione
essenziale è che i diritti del testo che si desidera proporre siano
ancora negoziabili. Altra condizione essenziale è scegliere con cura
le case editrici cui inviare la proposta in base alla loro linea
editoriale e non sparare nel mucchio. Inviare il proprio
curriculum. Preferibilmente, dopo essersi fatti segnalare un
referente in casa editrice. Sconsigliato scrivere alla cieca.
Consigliabile proporsi per un test di traduzione.
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Come fare per sapere se il testo che si
desidera proporre è già stato tradotto o è in fase di traduzione?
Un ottimo punto di partenza è il
Catalogo
unico delle Biblioteche Italiane. Se il libro è già stato
tradotto è molto probabile che il titolo italiano salti fuori lì.
Consultare anche il catalogo dei libri in commercio, che tuttavia
consente di conoscere solo i titoli disponibili al momento
(il testo potrebbe essere stato tradotto anni prima ed essere ormai
fuori stampa). Una volta appurata l'informazione, si aprono due
possibilità:
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il libro è
fuori diritti (ovvero l'autore è morto da più di 70 anni
oppure, nel solo caso di opera postuma, il libro è stato
pubblicato da più di 70 anni). In questo caso, è praticamente
impossibile sapere se sia già in traduzione e l'unica strada è
rischiare. Comunque, è sempre consigliabile trovare prima
l'editore, magari con un capitolo di prova, e poi tradurre.
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il libro è
di un autore contemporaneo. La cosa migliore è contattare la
casa editrice del testo originale e chiedere se i diritti del
libro sono stati venduti. In caso di risposta affermativa, è
molto probabile che il testo sia già stato assegnato a un
traduttore. Comunque, si può tentare di contattare la casa
editrice che ha acquistato i diritti e proporsi per il lavoro.
Non si sa mai...
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Nel caso di una proposta editoriale, quanta
parte della traduzione inviare alla casa editrice?
Il primo capitolo dell'opera (se non è lunghissimo) o qualche
brano significativo. Inviare tutta la traduzione può essere
azzardato e depositare il proprio lavoro alla SIAE prima di inviarlo
non mette al riparo da ogni rischio.
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Qual è la lunghezza accettabile di una
prova di traduzione?
Secondo un sondaggio effettuato dal traduttore Simon Turner,
curatore de Il Tariffometro, le prove, retribuite o non retribuite,
vanno da un minimo di 8.000 - 10.000 battute a un massimo di
30.000 - 40.000 battute (se il lavoro in ballo è particolarmente
corposo). La media, comunque, si attesta intorno alle 15.000 -
22.000 battute. Anche le traduzioni di saggistica non si discostano
molto da queste cifre. Alcune osservazioni scaturite dal sondaggio:
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prima di
accettare la lunghezza "massima", bisogna essere certi che il
cliente sia in buona fede e che non intenda usare la prova solo
per farsi fare una traduzione non pagata;
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nella maggior
parte dei casi, il cliente accetterà una prova di lunghezza
"minima" o "'media". Se va oltre, conviene chiedere il perché;
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a meno che non
sia per un progetto specifico, è ragionevole per un cliente
chiedere di svolgere una prova in un determinato lasso di tempo
da lui stabilito, come è ragionevole per il traduttore poter
decidere quando cominciare;
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è normale
chiedere al traduttore di fare la parte iniziale di un lavoro
(il primo capitolo di un libro, ad esempio) oppure, per un testo
molto variegato, alcuni brani scelti da varie parti dell'opera.
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Quali sono i termini di pagamento
generalmente indicati nei contratti?
Attenzione a questo aspetto fondamentale. Ti potrebbero proporre di
essere pagato esclusivamente con una percentuale sulle vendite (royalties).
Sappi che, a meno che il tuo titolo non sia un best-seller, potresti
ritrovarti con pochi spiccioli in tasca. In genere, l'editore che
offre questa forma di pagamento sa già in partenza che il titolo non
avrà un successo strepitoso. Pubblicare per pochi soldi può andare
bene per rompere il ghiaccio e inserire un primo titolo nel CV, ma
non è certo una politica valida su cui costruire una carriera. Il
compenso per le traduzioni viene calcolato dalla stragrande
maggioranza degli editori in cartelle da 2.000 battute. Altri
punti importanti su cui fare attenzione:
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Non
accettare clausole che prevedano il pagamento del compenso
pattuito (o anche solo di parte del compenso) alla pubblicazione
del volume. Intanto perché la pubblicazione potrebbe tardare
per scelta dell'editore indipendentemente dalla volontà del
traduttore. E poi perché l'editore, per motivi suoi, potrebbe
decidere di non pubblicare il volume: è capitato che in questo
caso fosse accampata la scusa: 'niente pubblicazione, niente
compenso' come da contratto. In realtà, si tratta di un 'patto
leonino' e probabilmente in giudizio il traduttore otterrebbe il
pagamento. Ma perché imbarcarsi in una causa? Il pagamento
dovrebbe essere alla consegna (o all'approvazione della
traduzione purché entro tot giorni dalla consegna, salvo rifiuto
motivato). Naturalmente il traduttore può chiedere (e talora
ottenere) anticipi di pagamento (alla firma o in relazione
all'avanzamento o a date prefissate).
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Se si
pattuisce che il pagamento sia tramite royalty invece che
tramite una somma prefissata, chiedere e cercare di ottenere un
anticipo non restituibile sulle royalty stesse, da pagarsi
alla firma del contratto o alla consegna della traduzione. Il
pagamento tramite royalty è abbastanza comune per le opere fuori
diritti, soprattutto i classici, in cui la qualità della
traduzione può determinare il successo dell'edizione
dell'editore A rispetto a quella dell'editore B. Meno
comune ma certo non vietato nel caso di opere protette (sotto
diritti). Ovviamente l'entità dell'anticipo dà una misura del
grado di confidenza dell'editore sul successo della traduzione.
E comunque è un minimo garantito per il traduttore.
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Capita
abbastanza spesso che la redazione chieda di iniziare la
traduzione in attesa dell'invio del contratto che deve essere
firmato da altra persona. Si può accettare o meno a seconda del
proprio grado di fiducia nel mondo, o comunque
nell'interlocutore. In ogni caso, prima di iniziare un
lungo lavoro e in attesa del contratto, si consiglia almeno di
fissare i termini dell'accordo in uno scambio di e-mail in cui
siano riepilogate le condizioni stabilite verbalmente
(compenso netto o lordo a cartella di tot battute; consegna
entro il ..., pagamento il ....).
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