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Dritte e consigli per consegnare un lavoro migliore
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Vademecum redazionale per traduttori

a cura di Michele Piumini

Trucchi per Word/Windows

Affaticamento degli occhi

 

Come utilizzare le maiuscole nei nomi di istituzioni, organizzazioni e simili?

 

Creare e gestire glossari in modo semplice ed economico

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Vademecum redazionale per traduttori

 a cura di Michele Piumini

 

 

Queste pagine vogliono fornire qualche dritta non sulle “norme redazionali” in quanto tali, bensì sul rapporto fra traduzione e redazione. Militando su entrambi i fronti, sono in grado di raccontare qualcosa su questo rapporto partendo da entrambi i punti di vista.

Probabilmente molto di ciò che vi dirò non sarà una novità: diversi traduttori hanno (avuto) una qualche esperienza redazionale, circostanza come vedremo assai utile. Utile ma non scontata: il traduttore è tenuto a saper tradurre, se poi è anche redattore tanto meglio per lui. Nello scrivere queste note, dunque, non darò assolutamente nulla per scontato sul versante redazionale.

La mia doppia esperienza, è doveroso dirlo, è maturata solo, dopo un corso di tecniche editoriali durante gli anni dell’università, nell’ambito della redazione Oscar Mondadori. Sicuramente rappresentativo, ma ogni casa editrice fa storia a sé, perciò non prendete il mio racconto come una regola universale. Gli Oscar pubblicano, grosso modo, 400 novità e 1000 ristampe all’anno, perciò potete capire come i ritmi lavorativi impongano di abbreviare tutto l’abbreviabile nella lavorazione dei libri, con conseguenze spesso disdicevoli.

 

 

Il redattore, al pari e forse più del traduttore, lavora nell’ombra (così come grafici, impaginatori, correttori di bozze, copywriter e via dicendo). Con la differenza che il suo nome non compare sul libro. Nella sensibilità comune, tra i non addetti ai lavori, prevale la tacita convinzione che il libro sia un prodotto industriale che esce dalla catena di montaggio perfetto e immacolato, come un vasetto di yogurt. Quante persone si soffermano a valutare la fattura di un vasetto di yogurt, rivolgendo un silenzioso elogio ai responsabili della sua fabbricazione? Non molti di più sono quelli che, di fronte a un libro ben fatto, rivolgono pensieri di gratitudine al redattore. A patto che sappiano che cos’è un redattore, si capisce. Se invece manca un numero di pagina, se il nome di un personaggio è scritto in modi diversi a distanza di poche righe, se c’è una parola ripetuta due volte, be’, che pessimi redattori ha questa casa editrice!

 

Dal punto di vista del redattore, il traduttore equivale sostanzialmente a un autore. Una volta che consegnate la vostra traduzione alla casa editrice, i passaggi che il testo subisce sono gli stessi che subirebbe se l’aveste scritto voi, vale a dire (semplificando molto) correzione bozze, editing, impaginazione, correzione bozze impaginate, stampa. Con la differenza che, nel caso dei testi tradotti, il cosiddetto editing prevede un raffronto con l’originale per controllare che non ci siano errori. E qui secondo me si annida un piccolo paradosso editoriale: il bravo redattore deve avere un ottimo fiuto per scovare tutte le nostre castronerie, ma allora deve essere un po’ traduttore anche lui. Infatti, in certi casi, lo è. Il confine tra editing e ri-traduzione è terribilmente labile: spesso, in veste di redattore, mi sono trovato in difficoltà sulla “profondità” da dare al mio intervento.

 

A questo punto, dipende un po’ dalla casa editrice con cui avete a che fare. Agli Oscar non c’è tempo perché il traduttore rilegga tutte le bozze. Ne avrebbe il diritto, visto che il lavoro uscirà a suo nome, ma tant’è. I colleghi che lavorano sulle mie traduzioni mi interpellano solo per questioni di un certo peso, non c’è tempo per discutere ogni intervento. Mi fido molto di loro, e in sostanza mi va bene così, anche perché, dovendo campare con le traduzioni, non posso permettermi una revisione non retribuita del mio testo. Tuttavia, un traduttore un po’ più risoluto di me probabilmente pretenderebbe di avere l’ultima parola. E come dargli torto?

Ribaltando la prospettiva, poter contare su una certa formazione redazionale è sicuramente un valore aggiunto per il traduttore. A parità di livello, tra due prove di traduzione viene scelta quella redazionalmente più curata.

 

Prima di arrivare alle famigerate “norme redazionali”, può essere utile conoscere alcuni passaggi di “pulizia del testo”, applicati indistintamente da tutti gli editori. Ve ne cito solo alcuni, senza andare troppo per il sottile. Se consegnate un testo con questi passaggi già applicati ve ne saranno grati, perché contribuirete a tagliare i tempi di lavorazione. Tralascio quelli ovvi, come il controllo ortografico.

Attenzione, non si tratta di un’“invasione di campo” nei confronti del redattore: sono accorgimenti ai quali il traduttore è tenuto a prestare attenzione. Solo che non tutti lo fanno, e proprio per questo il traduttore con un occhio all’aspetto redazionale è ancora più apprezzato.

 

• I doppi spazi. È facilissimo premere inavvertitamente due volte la barra spaziatrice, così come aggiungere uno spazio di troppo quando si sostituisce una parola a un’altra. Eliminare tutti i doppi spazi in un colpo solo è molto semplice: aprendo la funzione Trova/Sostituisci, basta inserire due spazi vuoti nel campo Trova, uno spazio vuoto nel campo Sostituisci e cliccare su Sostituisci Tutto (o simile, il word per Mac è tutto in inglese, non ricordo alla lettera i comandi in italiano del PC).

 

• Gli spazi prima della punteggiatura. Può capitare che scappi uno spazio prima di un punto, una virgola o un altro segno di punteggiatura . Ops !

Poiché non esistono casi in cui sia prevista (per esempio) la combinazione spazio+punto, si può provvedere automaticamente alla correzione.

Trova: « .» (spazio+punto)

Sostituisci: «.» (punto e basta).

Idem con virgole, punti interrogativi/esclamativi, parentesi, virgolette e via dicendo. Negli ultimi due casi, ovviamente, attenzione a distinguere parentesi e virgolette d’apertura (che non vogliono lo spazio dopo) da parentesi e virgolette di chiusura (che non vogliono lo spazio prima). La stessa procedura, riempiendo opportunamente i campi Trova e Sostituisci, si può usare per eliminare gli eventuali spazi scappati dopo gli apostrofi.

 

• Le maiuscole accentate. La redazione vi sarà grata se, invece di «A’», «E’», «I’», «O’» e «U’», avrete l’accortezza di scrivere «À», «È/É» (occhio ai due accenti della “e”!), «Ì», «Ò» e «Ù». Nota di colore: in materia di accenti, spesso gli editori fanno un po’ come gli pare. La Einaudi, chissà perché, scrive «sí» (alla spagnola) invece di «sì».

 

• I trattini. Ce ne sono di due tipi: medio (-) e lungo (–). Il medio è il segno meno, per intenderci. Per ottenere il trattino lungo, nel Mac si usa la combinazione “Alt+- (trattino medio)”, nel PC immagino che non sia troppo diverso. Il trattino medio si usa nelle parole composte (austro-ungarico), quello lungo ha varie funzioni, a seconda delle norme redazionali. Le frasi incidentali comprese fra i trattini sono più o meno accettate dai vari editori, ma quando ci sono il trattino è sempre lungo. Idem per segnalare il discorso diretto, quando così prevedano le norme redazionali.

 

• Un breve cenno alla questione dei titoli di opere, dei nomi geografici e via dicendo. Non c’è una regola universale, ma generalmente ci si aspetta almeno questo dal traduttore: che controlli se il film/libro citato nel testo è uscito in Italia, e che in questo caso lo riporti con il titolo italiano. Idem per i nomi geografici: se ne esiste una traduzione italiana (Thames > Tamigi; Izmir > Smirne), è così che deve comparire.

 

Per quanto riguarda la “pulizia del testo” in automatico, si tratta ovviamente di operazioni pensate più per una traduzione intera che per una prova di tre o quattro cartelle. Ma è utile prendere l’abitudine.

 

Un discorso a parte merita la punteggiatura. Ho avuto a che fare con diverse traduzioni, per il resto ottime, poco accurate nell’uso della punteggiatura. La regola d’oro, osservata meno spesso di quanto si creda, è questa: mai e poi mai la virgola tra soggetto e verbo, nemmeno quando i soggetti sono più di uno. Sembra una banalità, ma è facile cascarci.

 

E veniamo alle norme redazionali.

 

Cosa sono, innanzitutto? In sostanza, semplificando molto, si tratta delle scelte operate dalla casa editrice per “normare” tutti quegli aspetti che l’ortografia italiana lascia scoperti. Quando usare la “d” eufonica? Come segnalare il discorso diretto? Alla fine di una battuta, il punto andrà dentro o fuori dalle virgolette (ammesso che le norme prevedano le virgolette per il discorso diretto)?

Non esistono norme universali, ed è per questo che ogni casa editrice crea le proprie. Non avrebbe senso, da parte mia, elencarvi una serie di norme, perché potrebbero essere diverse da quelle della casa editrice che vi offre una prova di traduzione. Può essere più utile sapere come comportarsi nel momento in cui ricevete una prova. I casi sono generalmente due:

 

1) Insieme alla prova, vi vengono fornite le norme redazionali. Seguitele!

 

2) Vi forniscono solo il testo della prova. In questo caso, il mio consiglio è quello di chiedere alla casa editrice come dovete regolarvi per le norme redazionali. Questa semplice mossa, se avete a che fare con persone serie, vi farà guadagnare punti. A questo punto possono succedere due cose:

• 2bis: Vi forniscono le norme redazionali (sempre che le abbiano: non è scontato). Seguitele!

• 2ter: Non vi forniscono le norme redazionali. In questo caso, dovete “crearvele” voi e, aspetto più importante, seguirle in maniera uniforme. Il trucco più semplice è quello di seguire le norme del testo originale, soprattutto in presenza di discorso diretto. In ogni caso, abituatevi a seguire in maniera coerente qualunque criterio abbiate a disposizione. Se a una casa editrice vi presentate come traduttori in grado di consegnare un testo con le norme redazionali applicate (a patto ovviamente che ve le forniscano), potrà solo andare a vostro vantaggio.

 

A puro titolo d’esempio, vi copio qui le norme degli Oscar Mondadori su due aspetti, la “d” eufonica e la punteggiatura nel discorso diretto.

 

1) La “d” eufonica è usata solo nel caso d’incontro di vocali identiche e se la seconda parola non contiene una “d” nelle prime sillabe. Non viene mai usata con la congiunzione “o”.

Es.: ed ecco, ad altri

Ma: e io, o oggi, a Adele.

 

2) Per l’interpunzione in presenza di virgolette si tenga presente la seguente casistica (per decidere se inserire o no una virgola prima della chiusura delle prime virgolette, considerare tutto il discorso diretto come un periodo a se stante, senza interventi esterni – disse, ecc. – dell’autore e adottare la punteggiatura richiesta):

 

 

Es.:

 

«È perfetto.»

«È perfetto?»

«È perfetto!»

«È perfetto…»

«È perfetto» disse.

«È perfetto,» disse «anzi straordinario.»

Disse: «È perfetto».

[NdM: il punto prima delle virgolette di chiusura manca perché è ridondante e perché la sequenza “.».” è graficamente brutta.]

Disse: «È perfetto?».

Disse: «È perfetto!».

Disse: «È perfetto…».

Ma:

Disse:

«È perfetto.»

Disse:

«È perfetto?»

Disse:

«È perfetto!»

Disse:

«È perfetto…»

 

Questo, ripeto, è solo un esempio. Altri, per il discorso diretto, usano le virgolette alte (“ ”), le virgolette semplici (‘ ’) o i trattini, e si regolano in maniera completamente diversa nell’uso della punteggiatura.

 

Le norme redazionali, come potete immaginare, sono molto più complesse e toccano molte più questioni di quelle qui accennate. Credo però che queste pagine possano rappresentare un riferimento sufficiente al traduttore (o aspirante tale) che voglia curare l’aspetto redazionale dei propri lavori.

 

Un’ultima indicazione: quando andate a capo, non rientrate la prima riga con i 3/4 spazi, come si faceva ai tempi delle macchine da scrivere. Potete impostare il paragrafo in modo da ottenere il rientro automatico, ma non è strettamente necessario: le case editrici lavorano con i “fogli stile” (quelli che trovate nella barra degli strumenti di Word a sinistra del carattere). Ciascuna redazione ha i propri, spesso creati ad hoc, attraverso i quali applica rapidamente a ogni paragrafo la formattazione necessaria, rientro della prima riga compreso.

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Note a piè pagina spezzate in word: come fare in modo che non scivolino sulla pagina successiva?
  1. Dare un invio alla fine della nota che doveva rientrare nella pagina precedente e invece risultava nella successiva.
  2. Spuntare la casellina "mantieni insieme le righe" nelle opzioni del paragrafo.

 

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Come inserire le virgolette «a sergente»?

L'assegnazione di caratteri ai tasti si fa selezionando Inserisci nella barra dei menu, poi Simbolo nel menù a tendina, quindi cliccando sul pulsante Scelta rapida.
Inserisci > Simbolo > Scelta rapida > Nuova combinazione > Aggiungi

Per consultare agevolmente la tabella con i caratteri speciali quando non si lavora in word è possibile creare sul desktop un collegamento di charmap.exe.
Il percorso è Risorse del computer → disco locale (c:) → windows → system32 → charmap.exe
Con il pulsante destro si crea un collegamento che si può spostare sul desktop o dove è più comodo.


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Come suddividere la schermata in due spazi?
 

Se usi un PC

  1. Apri entrambi i documenti
  2. Nel menù Finestra, clicca su Disponi tutto
  3. Lavorando con il cursore sui margini, puoi adeguare le dimensioni alle tue esigenze, in modo da avere i due documenti uno sopra e uno sotto (oppure parzialmente sovrapposti, oppure affiancati, se si tratta di poesie)
  4. Se in entrambi i documenti ti compaiono tutte le barre dei menù in alto (è possibile usare varie barre personalizzate), nel documento con il testo originale puoi eliminare quelle che non usi facendo clic destro sulla barra e poi de-selezionandola nel piccolo menù che ti appare.

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Come realizzare un indice analitico con sottovoci?

La soluzione migliore sarebbe usare il programma Excel ma, se è necessario lavorare in Word, si potrà procedere nel seguente modo:

  1. Creare una tabella di due colonne: la prima per le voci principali e la seconda per le corrispettive sottovoci (se l’indice prevede sottovoci delle sottovoci, la tabella dovrà essere di tre colonne, e così via).
     

  2. Inserire nelle celle della Colonna 1 le voci principali e, laddove le voci le presentino, scrivere le sottovoci nelle corrispettive celle della Colonna 2 (ed eventualmente le sottovoci nelle celle delle altre colonne).
     

  3. Terminato l’inserimento delle voci, con il comando "Ordina" del menu “Tabella”, ordinare la tabella per "Colonna 1": le celle della prima colonna si disporranno secondo l’ordine scelto e con esse le corrispettive celle delle altre colonne le seguiranno.
     

  4. Evidenziare, quindi, il contenuto di ogni singola cella contenente le sottovoci e procedere all’ordinamento, cella per cella, sempre utilizzando il comando “Ordina”.
     

  5. Eliminare i bordi della tabella. Nel caso in cui sia necessario eliminare la “Tabella”, sempre dal menu “Tabella” scegliere il comando “Converti”, quindi “Converti Tabella in testo”, scegliendo l’opzione “Segni di paragrafo”. Si otterrà un elenco che sarà poi facile riorganizzare.

È un sistema apparentemente complicato, ma è molto pratico per creare un indice analitico in corso d’opera, dal momento che sarà in ogni momento possibile aggiungere in fondo alla tabella eventuali nuove voci per poi riordinarla automaticamente, di volta in volta.

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Scorciatoie da tastiera

Le dieci combinazioni qui presentate sono state selezionate dal sito Qabiria e dovrebbero funzionare a prescindere dalla versione di Word utilizzata e dalla lingua dell'installazione. Prima di utilizzarle, tuttavia, è consigliato fare una prova. Per altre scorciatoie, vedi Shortcut World (vale sempre il consiglio di fare una prova).

SHIFT+F5
Permette di ritornare, ciclicamente, alle tre ultime posizioni del cursore. Premendo i tasti una quarta volta si ritorna alla posizione iniziale.

F8+tasti di direzione
Attiva la modalità di selezione estesa, che permette di selezionare testo fino a una posizione specifica. Per uscire da questa modalità bisogna premere Esc. Corrisponde a clic+trascina del mouse.

CTRL+SHIFT+F8
Permette di selezionare una porzione rettangolare di testo. Utile quando si devono eliminare caratteri posizionati in un'area circoscritta del testo, che sarebbero complicati da trovare mediante cerca-sostituisci. Per esempio, per eliminare i caratteri >>> inseriti a inizio riga dai programmi di posta elettronica.

SHIFT+F3
Converte il testo selezionato da minuscolo a maiuscolo, ciclicamente (minuscolo, iniziale in maiuscolo, tutto in maiuscolo). Estremamente utile per rendere coerenti le unità dei glossari, ad esempio.

CTRL+barra spaziatrice
Elimina del tutto il formato di carattere ristabilendo quello predefinito. Utile dopo aver pasticciato con i font...

CTRL+F2
Visualizza l'anteprima di stampa del documento aperto. Utile durante la fase di revisione di un documento.

F4
Ripete l'ultimo comando. Estremamente utile per operazioni ripetitive che non possono essere automatizzate con una macro. Per esempio, si può applicare uno stile a una parte di testo, quindi selezionarne un'altra e con F4 applicare lo stesso stile. Gli usi sono infiniti. Attenzione a ricordarvi qual è l'ultimo comando utilizzato. Cancellare un carattere è un comando, per cui premendo F4 lo si ripete (cancellandone un altro).

SHIFT+F4
Ripete l'ultima ricerca o l'ultimo comando Vai a...

CTRL+SHIFT+C / CTRL+SHIFT+V
Copia e incolla il formato di carattere di una selezione di testo (la stessa funzione dell'icona del pennello giallo).

CTRL+F6 / CTRL+SHIFT+F6
Scorre ciclicamente tutti i documenti di Word aperti.

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Affaticamento degli occhi


Si tratta di regolare la frequenza di aggiornamento (=refresh rate) del monitor, e si applica a tutti i monitor "tradizionali", cioè catodici, non a quelli a cristalli liquidi.

Per la maggior parte degli occhi, la frequenza minima per evitare di notare lo "sfarfallio" del monitor (specialmente con la coda dell'occhio, e specialmente con tanto bianco o colori chiari sullo schermo) e' 75 Hz.

Alcune persone più sensibili trovano fastidiosa anche questa frequenza, e di solito alzandola a 85 Hz risolve il problema. È da tenere presente però che una frequenza troppo bassa può affaticare gli occhi anche se non la si nota direttamente.

In Windows, si va alle proprietà del monitor (o dal Pannello di controllo, oppure scegliendo Proprietà dal menu che viene fuori facendo clic con il pulsante destro del mouse in un punto vuoto del desktop).

Per chi usa Windows XP (Win95 e Win98 sono molto simili):

Nelle Proprietà, andare alla scheda Impostazioni.

In questa scheda, schiacciare il pulsante Avanzate.

Viene fuori un'altra finestra, andare alla scheda Monitor di questa nuova finestra. Qui compare una Screen refresh rate con un menu di impostazioni in Hertz. Scegliere
85 Hz se possibile, se non ci arriva scegliere il valore più alto disponibile (dipende dal monitor e dalla scheda grafica).

Fare clic su OK per confermare, verrà fuori un'altra richiesta, confermare anche quella, fare clic su tutti gli OK disponibili.

Per il Mac la procedura e' molto simile. Per gli schermi a cristalli liquidi il refresh non esiste, quindi non esiste nemmeno il problema.

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Come utilizzare le maiuscole nei nomi di istituzioni, organizzazioni e simili?

 

Non c'è uniformità. Alcuni manuali di stile suggeriscono di procedere verso il "modello inglese" che utilizza le maiuscole per tutti i termini importanti della definizione (es. "Ministero di Grazia e Giustizia"), ma sembra che l'uso tenda sempre più verso il "modello francese", dove è maiuscola solo la prima parola (es. "Ministero di grazia e giustizia", ma attenzione: "ministro di Grazia e giustizia", siccome è diventata "Grazia" la prima parola dell'istituzione).

In ultimo valgono in questo caso le norme redazionali della casa editrice per cui si lavora. In assenza, fondamentale è soprattutto la coerenza: qualunque principio si segua, va mantenuto intatto in tutto il testo.

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