Pubblicato il giorno 30 giugno 2021 Archiviato in: In Evidenza Inchieste

Risultati inchiesta Biblit su pandemia e traduzione autoriale

Il quadro emerso dall’inchiesta, svolta da Biblit nel mese di aprile 2021 con la partecipazione di 134 traduttrici e traduttori, è apparso meno fosco del previsto, anche se non esente da criticità.
L’andamento del lavoro nel 2020, il periodo più buio della pandemia, è stato tutto sommato equilibrato tra chi (il 53% del campione) ha lamentato un calo o una sospensione degli incarichi di traduzione e chi invece ha registrato dati positivi (47% di rispondenti, di cui il 19% ha segnalato addirittura un incremento del lavoro).

Al contrario di quanto si potrebbe pensare, a cavarsela meglio sono stati i traduttori con meno anni di esperienza: la fascia in cui in percentuale c’è stata una migliore tenuta del lavoro (flusso superiore o invariato rispetto al 2019) è stata quella dei traduttori con 6-10 anni di esperienza, mentre i rispondenti con un flusso di lavoro considerevolmente superiore al 2019 sono presenti, in percentuale, soprattutto nella fascia degli “esordienti” (1-5 anni di esperienza).

Hanno sofferto di più coloro che traducono dall’inglese, lingua preponderante tra i rispondenti nonché maggiormente diffusa a livello editoriale, mentre hanno retto meglio alla crisi le altre lingue, forse grazie anche ai programmi di sostegno alla traduzione offerti dai Paesi stranieri.

La narrativa per adulti ha retto piuttosto bene e nella saggistica sono più numerosi (in percentuale) i colleghi che hanno visto aumentare di molto il flusso di lavoro, verosimilmente per l’interesse del pubblico nei riguardi di saggi e instant book sui temi della pandemia. Invece hanno subito un calo il settore bambini e ragazzi, penalizzato dalla chiusura dei tradizionali canali di promozione quali scuole e biblioteche, e il settore della varia (arte, viaggi e turismo, cucina), confermando i dati forniti da AIE sull’andamento del mercato editoriale nello stesso periodo.

La maggior parte dei rispondenti all’inchiesta ha segnalato rinvii nella pubblicazione di libri già tradotti, ritardi nei pagamenti e temporanea sospensione di nuovi incarichi. I traduttori con meno anni di esperienza hanno registrato più richieste di peggioramento delle condizioni contrattuali, mentre quelli con maggiore esperienza hanno segnalato una riduzione del flusso di lavoro.

Il tempo del confinamento è stato occupato soprattutto dalla partecipazione a eventi on-line, da attività di autopromozione e dalla formazione professionale. Il 22% del campione non ha svolto alcun tipo di attività legata all’ambito professionale e dal tenore dei commenti liberi inseriti nell’apposito spazio al termine del questionario si può ipotizzare che in molti casi la difficoltà di conciliare le nuove esigenze familiari con il lavoro, nonché lo stress psicologico causato dalla pandemia, abbiano rappresentato un deterrente.

Oltre la metà dei rispondenti ha beneficiato dei ristori erogati dallo Stato italiano a sostegno dei traduttori editoriali. Tuttavia, una percentuale non esigua del campione (43%) non ha avuto accesso ai ristori per mancanza dei requisiti o per non averne fatto richiesta.

Il primo quadrimestre del 2021 registra un buon andamento del lavoro: il 51% dei rispondenti dichiara di lavorare a pieno ritmo e il 24% a ritmo parziale. Resta comunque un 25% che ad aprile 2021 non ha ancora ricevuto incarichi o non ha chiara la propria situazione.

Al termine del questionario i rispondenti avevano la possibilità di esprimersi sulle eventuali conseguenze della pandemia sulle dinamiche lavorative nonché sulle proprie aspettative per il futuro.

La grande maggioranza dei rispondenti ha dichiarato che la pandemia ha influenzato negativamente il proprio modo di lavorare e le dinamiche del settore. I termini più usati per definire la situazione sono “instabilità”, “incertezza”, “ansia” e qualcuno ha perfino parlato di “annebbiamento mentale”. La sospensione delle attività dal vivo, la mancanza di occasioni di contatto professionale, la chiusura delle biblioteche, la difficoltà di concentrazione dovuta allo stress o alla necessità di occuparsi dei figli piccoli sono state le situazioni negative più segnalate. Non sono mancate, tuttavia, esperienze positive: alcuni rispondenti hanno trovato nel confinamento una maggiore concentrazione e assiduità nel lavoro, una maggiore capacità di “fare rete” e lo stimolo a esplorare nuove strade professionali.

Per quanto riguarda le aspettative sul futuro, la maggioranza dei rispondenti ha espresso ottimismo sulla ripartenza del settore e, in generale, un atteggiamento positivo. Il termine più usato è “speranza”. La maggioranza dei rispondenti si augura in particolare di ampliare la propria rete di committenti e di vedere qualche miglioramento concreto in materia di retribuzioni e contratti. Non sono mancate, anche se in misura minore, previsioni negative, tra le più diffuse: un calo progressivo del flusso di lavoro, la necessità di trovare un’altra fonte di reddito e un generale sentimento di incertezza e timore sul futuro.

Diversi rispondenti, infine, concordano sul fatto che il mondo della traduzione stia attraversando un profondo mutamento, innescato o accelerato dalla pandemia, le cui conseguenze sono difficili da prevedere. Come espresso efficacemente da un rispondente, “il Covid è servito da cartina tornasole nei rapporti con gli editori, nel bene e nel male”.

Scarica i dati dell’inchiesta di Biblit su pandemia e traduzione autoriale (pdf)
I dati sono disponibili anche nella sezione Inchieste

Sull’impatto della pandemia sul settore della traduzione editoriale si veda anche l’inchiesta dI STRADE SLC-CGIL.